Marco Franzoso. “Il bambino indaco”

L’ultimo libro del veneto Marco Franzoso inizia dalla fine, con una tragedia che non sveliamo. La coppia, Carlo e Isabel, non esiste più. Isabel è morta, il loto bambino salvo, Carlo rivive, quasi in terza persona, l’orrore che ha passato. Da quando Isabella è rimasta incinta, la moglie è cambiata, è lontana. Il bambino che porta in corpo deve essere indaco, la convince una chiropratica. La gravidanza, atto puro per natura, deve essere concettualizzato: ricordiamo che il concetto di “bambino indaco”, proprio della New Age, è stata introdotto negli anni settanta dalla parapsicologa Nancy Ann Tappe, che prevede che certi bambini nascano con poteri sovrannaturali e speciali qualità caratteriali. Isabel se ne convince e si lascia andare a una purezza monacale, credendosi un’eletta, non nutrendosi e facendo morire di conseguenza il bambino. Ciò incide naturalmente sul rapporto di coppia, ma Carlo sembra quasi inerme nel fermare la moglie, l’immagine della donna che amava viene completamente travolta. Come ha scritto Tiziano Scarpa: “Il male si installa dove ci dovrebbe essere la tenerezza, la sicurezza più fiduciosa. L’orrore sboccia nel più inaspettato dei luoghi”.

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