Elisha è piccolo, più brutto che bello, assomiglia a una nocciolina sbucciata male, eppure è un attore… Su quell’eppure si dipana la sua storia tra cronaca e invenzione. A redire la cronaca e a inventare è un uomo giovane, più alto, forse più bello ma sicuramente più sfigato. Cosa lo spinge a intrecciare la sua vita con quella dell’attore hollywoodiano? Il “mestiere di vivere.” Il “fare” che rende la vita possibile. Elisha fa l’attore, come altri fanno il muratore, il medico, il calzolaio, recita per “mestiere”, contento di quello che fa e mai frustrato di non essere diventato un “divo”. Piccolo di statura è un piccolo attore, di quelli chiamati “caratteristi”. E’ lo sfigato a inventare che egli come interprete di Shakespeare è superiore a Laurence Olivier. Lo sfigato si immedesima in lui e tesse la leggenda dell’uomo comune e dei suoi sogni, non mancando di inquadrarla nella storia con la S maiuscola del Novecento, tra guerre, arti, scienze, politica, e tutto ciò che forma il tessuto collettivo dell’umanità di cui lui per quanto sfigato fa parte. Con l’aiuto del “piccolo” Elisha.

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