Che un conte squattrinato affitti le stanze del suo Palazzo ad “anime sole”, il fatto inquieta più che sorprendere. Lʼ“anima sola” è primordiale, fa del Palazzo la propria tana e contorce lo stato naturale a sua scusante e sembianza:

Un Palazzo non è un banale appartamento, se tradisce il fasto lo fa solo in cambio del sottosuolo. In questi racconti dieci scrittori affrontano il tema “Palazzo”, ognuno a modo suo, ma non sono escluse casuali (o predestinate) convergenze.

Uno dei dieci racconti fa del Palazzo un altro Palazzo, del conte un altro conte, il racconto racconta un altro racconto; chi assimila il Palazzo alla follia di una sala operatoria; un altro racconto lamenta la maledizione della memoria; cʼè chi invece rincorre i ricordi perduti; chi a Palazzo si dibatte tra la ciurma sanguinaria di un vascello fantasma; un altro fa del Palazzo un salotto letterario composto da scrittori remoti (spettri) da Marco Polo a Asimov; cʼè chi scopre nel Palazzo unʼantica clinica per malati di dissenteria; cʼè il fuggitivo che aspetta che “loro” lo vengano a prendere per punirlo; un “agente di commercio” reclamizza una macchina masturbatoria da lui inventata…

Lʼuomo è un inventore. Inventa il Palazzo. Che sia pure, se non soprattutto, scrittore, lo voglia o no, la “specialità” incombe sul Palazzo con unʼironia pesante come una cappa di piombo.

A Palazzo si esibisce il buffone di corte.

Il Palazzo è scrittoio che manca di una gamba. Non è “studiolo”: lʼintimità è ammuffita in soffitta, insieme alle riviste pornografiche.

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