Leonardo e Michelangelo, divisi da ventitré anni d’età, frequentano la bottega del Ghirlandaio, per conto della quale sono impegnati nel ciclo di affreschi nella cappella Tornabuoni. Nonostante il divario d’età diventano amanti. Alla morte di Lorenzo il Magnifico, che ha adottato Michelangelo, il figlio Piero subentrato a capo del ducato non rinnova la protezione al giovane artista. Michelangelo a diciassette anni va ad abitare in un magazzino del giardino dell’Accademia Neoplatonica voluta dal Magnifico, frequentata da Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Poliziano e altri eruditi. Molti di loro moriranno di sifilide, la nuova malattia che minaccia l’Europa. Leonardo lavora alla corte milanese di Ludovico il Moro, mente Michelangelo rimasto a Firenze conosce Lisa Gherardini (la futura “Gioconda) che gli chiede di ritrarla. Due brutali omicidi si susseguono nel frattempo. Un giovane magistrato indaga. Leonardo da Milano e Michelangelo da Firenze si scrivono, ma la corrispondenza diminuisce man mano che Michelangelo frequenta Lisa, occupato a ritrarla. Il ritratto esigerà molto tempo e molte introspezioni sia da parte del ritrattista che da parte della modella. La scoperta dei responsabili degli omicidi…

Come frenare l’immaginazione? Non c’è abisso che possa inghiottire il  pensiero, non c’è nulla di esatto che a un certo punto non irrida l’esattezza. Chi ha dipinto realmente la Gioconda?

Si può affabulare il noto, fame ragione di ignoto, che poi ignoto non è se si considera che il privato degli uomini illustri e immortalati dalla Storia. Non esistono eccessi e violazioni in campo letterario. Non costituisce peccato l’ironia. Immaginare che Leonardo abbia inventato, tra le altre cose, la posta elettronica è così volgare? Chiedersi se Michelangelo Buonarotti fosse epilettico e falsario di opere d’arte greco­ romane, suona a dissacrazione? E Monna Lisa? Lasciamo che sia il lettore a scoprirlo. Quel· che conta è infine la diatriba tra vita e arte. In mezzo la scienza strisciante.

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