“La grande bellezza” pregi e difetti

“La grande bellezza” può avere molti meriti ma dopo la prima ora di film si notano più i difetti. Il primo fra tutti, per un film abbastanza lungo, è l’assenza di una storia. Le splendide fotografie di Roma e dell’ambiente lussuoso ma decadente delle feste non bastano a farne un film completo. La malinconia dei personaggi, in primis di Jep Gambardella, uno splendido Toni Servillo, ma anche del personaggio recitato da Verdone, deluso da Roma, della Ferilli spogliarellista cinquantenne malata di non si sa cosa, lasciano aperte strade che ritornano soltanto negli splendidi paesaggi di Roma, nella casa di Jep con affaccio sul Colosseo, nelle sue camminate solitarie all’alba di ritorno da feste o happening vari e a i suoi soliloqui, inutili perché già evidenti in un cinema che forse non avrebbe troppo bisogno della parola. I continui e esagerati riferimenti al cinema di Fellini si sprecano fino a diventare semplici citazioni. In pratica, gli americani sognano ancora la Roma di Jep?