In ricordo di David Foster Wallace

Il 12 settembre 2008 David Foster Wallace poneva fine alla propria vita. Perdita immensa per la letteratura. Quale altro scrittore ha saputo esprimere le infinite possibilità della letteratura? Che altro sono le sue lunghissime note se non quel “doppio” di cui il romanzo è il simbolo più intenso, indipendentemente si svolga linearmente o contortamente. Per emulare quella “geometria” che Wallace amava molto, si può dire che la sua intera opera rappresenti la Linea, la Spirale, e ogni altra formazione, deformazione, contorsione, ribellione della parola scritta. Se il “tennis” rappresenta il campo in cui giostrare sogno, agone sportivo e scienza, il suo viaggio in mare descritto nell'inimitabile Una cosa divertente che non farò mai più è quanto di più apertamente comico e de-costruttivo nei riguardi delle convenzioni umane e sociali. Arduo in poche righe riassumere l'universo complesso dello scrittore troppo presto mancato (quante parole occorrono per parlare di Infinite Jest, composto da quasi 1500 pagine di cui 125 di note?) Non basta certo citare il suo famoso discorso tenuto agli studenti laureandi di un'università americana, ma per concludere questa insufficiente nota può suonare indicativo farlo: Ci sono due giovani pesci che nuotano e per caso incontrano un pesce più vecchio sulla loro strada, che gli fa cenno e dice loro: giorno, ragazzi. Com'è l'acqua? I due pesci nuotano per un po', poi uno guarda l'altro e dice: “Ma cosa diavolo è l'acqua?”.

Grazie di tutto David.