“Hungry Hearts”, tratto da “Bambino indaco” di Marco Franzoso

Il bel libro di Marco Franzoso Bambino indaco è stato tradotto in film da Saverio Costanzo, ambientato a New York  e con il titolo accattivante Hungry Hearts, cuori affamati. Si ricorda che Hungry Hearts è una famosa canzone di Bruce Spingsteen e che nella lingua inglese la pronuncia di “Hungry” è simile a “Angry”, arrabbiato. Il film, interpretato dalla brava Alba Rohrwacher, un’attrice molto “fisica” e Adam Driver (entrambe vincitori della Coppa Volpi per la migliore interpretazione), parte quindi da un eccellente soggetto e da un’ambientazione ben diversa rispetto alla storia originale, a New York e non nella provincia veneta, dove però una storia così particolare e tragica ha un effetto ancora più forte.

La storia di “Bambino Indaco” inizia dalla fine, seguendo una logica quasi giallistica. Carlo, il protagonista, viene chiamato a casa dal lavoro dai carabinieri che a poco a poco gli fanno capire che la moglie è morta. Carlo gira per casa e osserva il cadavere di Isabel  accanto alla vecchia pistola del padre, subito rassicurato sulla buona salute del figlio. Nella stanza da letto, sua madre è sotto shock, dopo essere stata sedata. Ma cosa è veramente successo? Un omicidio, un suicidio? Si poteva evitare? Carlo inizia a ripercorrere sulle pagine  la sua storia con Isabel fin dall’inizio, l’appuntamento al buio organizzato da amici, la relazione, l’annuncio della gravidanza, la felicità condivisa e il graduale inizio dei problemi.  Isabel comincia con l’appassionarsi di esoterismo, cultura New Age, musica etnica, la partecipazione a gruppi di ritrovo per puerpere.

Una chiropratica, una professionista dell’animismo fa stendere Isabel su un lettino e tenendole una mano a distanza di diversi centimetri dal corpo le predice che il suo sarà un bambino indaco, diverso da tutti gli altri. La gravidanza, atto puro per natura, viene da Isabel concettualizzata. Il concetto di “bambino indaco” viene introdotto negli anni settanta dalla parapsicologa Nancy Ann Tappe e prevede che certi bambini nascano con poteri sovrannaturali e speciali prerogative caratteriali. Isabel mentalizza il pensiero trascendente dell’anoressia, credendosi un’eletta, non nutrendosi a sufficienza nemmeno durante la gravidanza e trasferendo poi a Pietro, il bambino, quest’atto di purificazione dal mondo malato. Se lei non si nutre, non deve farlo neanche il bambino. E così inizia il calvario di Carlo che partecipa, giorno dopo giorno, al processo di disgregazione psicologica della moglie e fisica del figlio. Pietro infatti viene nutrito con miglio e tisane, senza le proteine che gli servirebbero per crescere. I pediatri scuotono la testa quando pesano il bambino e ne misurano gli arti … fine al tragico finale.

 

Il bambino indaco

Marco Franzoso

2012

pp. 141
€ 16,00

 

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