Giochi di lettura

Nell'ultimo numero di Robinson, l'inserto letterario di Repubblica, è annunciato Il Gran Premio del Libro. Regole, istruzioni e manuale d'uso per giocare al maxi campionato. Questo l'annuncio. Lo scopo: decidere il Romanzo Popolare del 2019. Decideranno i lettori.

A nostro avviso, l'iniziativa appare alquanto sibillina, come dimostrato dall'introduzione, escogitata in domande e risposte, in cui si spiega la filosofia del gioco, simulando dubbi e delucidazioni. Rimane secondo noi una iniziativa a metà tra rivendicazione popolare che valga la dignità del lettore comune, e la riserva critica degli “addetti ai lavori” sulla “giustizia”selezionatrice dei più noti premi letterari.
Giocare con i romanzi non costituisce certo uno scandalo. Nessuna serietà e sacralità da difendere, il gioco è uno degli elementi impliciti sia dello scrivere che del leggere, lasciamo libero il lettore di giocare senza coinvolgerlo in tornei e classifiche (nella finta intervista introduttiva l'intervistatore finge di insinuare nell'intervistato che si tratti più o meno di un torneo di tennis. Delle 848 opere prese in esame sono annunciate 16
teste di serie.). Si avverte invece un certo piglio snobistico nel voler democratizzare la disputa nel citare, a mo' di evitati pregiudizi e discriminazioni, i nomi di Moccia, Fabio Volo, Casati Modigliani, quali scrittori aventi pieno diritto di partecipazione e predilezione. Ma non si insinua esattamente il contrario, facendo simili nomi, noti come campioni disdegnati dalla critica intellettuale? Scrittura e lettura, sono tra le poche libertà di cui si dispone: perché gerarchizzarle in steccati giornalistici?
Insomma, l'iniziativa, fatta passare come
indagine totale, non ci pare proprio azzeccata.

Più convincente ci sembra l'articolo successivo: CIRCOLI DI LETTURA.

L'articolo appare in parte complementare al Torneo letterario: il sottotitolo dice appunto “Giurati per passione”. E ancora: “L'esercito segreto di bibliomani. Da Nord a Sud, ecco la mappa”. Segue l'elenco dei numerosi circoli nazionali, ideati e frequentati prevalentemente da donne, che si riuniscono in vari locali, discutono e si scambiano impressioni sui libri letti. Che in Italia le iniziative per promuovere la lettura siano senz'altro encomiabili va detto. Va detto pure che non costituisce novità che siano le donne a salvare la letteratura, senza di loro la maggior parte delle case editrici chiuderebbe i battenti. Ma in quanto donne anche in questo meritorio campo sono vittime di pregiudizio: esiste un leggere da donna? Suona vergogna sospettarlo? Oppure..

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